Grexit interruptus

eurogruppoLa cosa migliore che si può dire del pacchetto di aiuti approvato l’altra notte a Bruxelles dai ministri finanziari europei e dalla “troika” è che esclude, almeno per il momento, uno scenario di Grexit, e cioè di uscita traumatica della Grecia dalla zona euro. Sulla questione ho scritto un articolo per Economia Web, Grecia: i tre limiti dei nuovi aiuti, a cui rinvio per una sintesi di quel che è stato deciso, e per una succinta analisi delle implicazioni. Qui, potendo essere più esplicito, vorrei ridefinire i tre limiti, con metafora medica, nel seguente modo:

1) il “salvataggio” approvato ieri è solo un debole antipiretico (abbassa un po’ la febbre, e cioè il debito, ma in maniera poco incisiva);

2) ha per di più delle controindicazioni (ad esempio, col buyback premia con soldi pubblici le speculazioni degli hedge fund);

3) è del tutto inutile al fine di debellare l’infezione (il collasso dell’economia greca).  

I tre limiti, in definitiva, discendono tutti da un unico, grande, strategico fallimento, che sta distruggendo la zona euro, a partire dalle sue pedine più deboli: l’idea – ottusa e ossessiva – che le politiche di austerity, concentrate nel tempo e generalizzate, siano la risposta giusta alla crisi finanziaria scoppiata nel 2008 e alle sue conseguenze. 

Il debito pubblico, conseguenza e non causa

La crisi finanziaria, in Europa, è stata in buona misura una crisi di bilancia dei pagamenti, nata dalla diversa dinamica dei costi – e dunque della competitività – in Germania e nei paesi satellite, da un lato, e nella periferia della zona euro, dall’altro. In dieci anni, i costi per unità di prodotto si sono divaricati del 30%-40%, producendo ingenti squilibri nelle bilance commerciali e spezzando l’area in due: esportatori che accumulano enormi surplus da una parte, importatori che accumulano enormi deficit dall’altra parte.

A ciò si sono aggiunti, in alcuni paesi periferici che venivano celebrati come modelli di successo, in particolare la Spagna e l’Irlanda, afflussi sovrabbondanti di capitali privati esteri (dalla Germania in primis) a caccia di alti rendimenti, che hanno contribuito a gonfiare smisurate bolle nel mercato immobiliare. Scoppiate le bolle, e fuggiti i capitali esteri (tedeschi in primis), i sistemi bancari di quei paesi periferici si sono ritrovati in ginocchio.

Solo la piccola ma tenace e coesa Islanda ha avuto il coraggio di sfidare le autorità europee e di rifiutarsi di affossare i bilanci pubblici – e il benessere di generazioni di cittadini islandesi – per salvare i capitali privati delle banche. Sotto dettatura della Bce e della Ue, Spagna e Irlanda, così come in minor misura anche altri paesi, si sono caricati di debito pubblico per salvare le banche private e, in sovrappiù, far fronte agli enormi costi della pesante recessione che aveva intanto preso piede.

La Grecia soltanto si è “macchiata”, di propria iniziativa, della colpa di una gestione dissennata della finanza pubblica, come ha riconosciuto da sé sul finire del 2009. Ma proprio la Grecia – fenomeno unico, per nulla generalizzabile – è stata assunta a caso esemplare delle cause e conseguenze della crisi: un deprecabile e moralmente ingiustificabile lassismo fiscale a cui tutta Europa era tenuta a rispondere con un soprassalto di rigore e di austerity, e con regole di bilancio ancora più stringenti.

Da grave, la recessione economica è così diventata gravissima, trasformandosi – nei paesi più deboli – in depressione. Il vero problema d’origine – i differenziali di competitività – è impossibile da risolvere in economie spazzate dalla depressione e afflitte dall’austerità. Il problema di secondo grado – la fragilità dei sistemi bancari e la stasi del credito – è impossibile da risolvere nel prolungarsi e inasprirsi della crisi. Il problema di terzo grado – il debito pubblico eccessivo – non solo è impossibile da risolvere mentre tutti inseguono l’austerità, ma non fa che aggravarsi.

L’ideologia dell’austerity espansiva

Le cose, secondo gli indaffaratissimi apprendisti stregoni, non dovrebbero andare così. E se vanno così, vuol dire che c’è chi imbroglia e non assume la medicina dell’austerity nelle dosi raccomandate. I propugnatori del rigore di bilancio a tutti i costi – Germania in prima fila – hanno a cuore una teoria balorda e più volte falsificata, secondo cui l’austerità fa sempre un gran bene, non solo alla finanza pubblica ma anche alla crescita. La contrazione fiscale, insomma, è “espansiva”. Genera così tanta fiducia da attrarre capitali e stimolare un clima di operosa intraprendenza, un sano e vigoroso benessere.

Come accennavo, la teoria, in sede scientifica, è stata a più riprese dimostrata falsa. Ma gli apprendisti stregoni ci credono. Ne hanno fatto un dogma. Risponde alle loro aspettative, ai desideri, agli interessi. E’ diventata la loro ideologia, che continua a guidare un’instancabile opera di apostolato, e di asservimento dei paesi in cui a espandersi per effetto dell’austerity sono solo i tassi di disoccupazione, i debiti, i fallimenti e infine anche i suicidi.

Per cambiare, bisogna dire un ragionato ma fermo “basta”. Avere il coraggio della piccola ma combattiva Islanda. Smetterla di andare al traino di chi – come l’Eurogruppo e la “troika” ieri a Bruxelles – si è accapigliato per dodici ore su come ridurre un po’ il debito greco, senza apparentemente essersi chiesto, prima, perché il debito greco continua a lievitare fuori controllo e a sforare – e di molto – le proiezioni fatte appena qualche mese prima.

Gli apprendisti stregoni, armati di ideologie travestite da teorie economiche, continueranno probabilmente a non chiederselo, o a rispondere che, per definizione, deve essere colpa dei greci, non abbastanza rigorosi. Ignorano così la realtà, e i dati che, in forma di grafici, vado ora – per concludere – a pubblicare. Sono dati che smentiscono gli stregoni mortiferi. E che dovrebbero incoraggiarci a tornare al buon senso. Un buon senso che esige di cancellare quei debiti che sono una macina al collo di chi – come la Grecia – non ha più i mezzi per pagare; e impone di fare il possibile per creare lavoro per i troppi milioni di cittadini europei che affannosamente, a volte disperatamente, lo cercano.

Quattro grafici sui fallimenti della “troika” in Grecia

1. Andamento del Pil greco, previsto dalla “troika” nel primo salvataggio della primavera 2010, e attuale (grafico a cura di Deutsche Bank):

Greece-GDP-revisions-nov12

Secondo la “troika”, le misure imposte alla Grecia col primo “salvataggio” del 2010 avrebbero dovuto consentirle di tornare a crescere già dall’anno dopo per raggiungere nel 2014 livelli del Pil pari a quelli pre-crisi del 2007 (linea blu). La realtà di oggi (e, per il prossimo biennio, le previsioni di Deutsche Bank) sono però quelle descritte dalla linea grigia. Il gap tra le fantasie di “austerità espansiva” della “troika” e la tragica realtà greca arriva a superare il 20%. Manca, cioè, all’appello – distrutto, incenerito, vanificato – un quinto dell’economia greca.

2) Previsioni della “troika” sul Pil greco, anno dopo anno, dal 2007 al 2011 (grafico a cura di Zero Hedge):

troika_greece_gdpforecasts-nov12

I macroscopici, devastanti errori di previsione sui tassi di crescita del Pil greco, da parte della “troika”, sono una costante. Le previsioni sono indicate, anno dopo anno, dalle linee rosse tratteggiate, che volteggiano ariose e leggere verso l’alto – sospinte dai saggi consigli e poi dai sempre più imperativi interventi della “troika” nella gestione dell’economia greca. La realtà, purtroppo, è la linea nera che sprofonda verso il basso.

3) Previsione della “troika” sul Pil greco, implicita nelle stime sull’andamento del rapporto debito/Pil assunto come obiettivo nel terzo salvataggio, approvato a Bruxelles il 26 novembre (grafico a cura di Zero Hedge):

Greek_gdp_projected-nov12

La “troika”, come si vede, è tenace. Ama ripetere i suoi errori. Se i modelli macroeconomici entrano in conflitto con la realtà, è la realtà che va negata. Qui, pare, ci risiamo. La linea rossa continua è l’andamento effettivo del Pil, quella tratteggiata è la previsione utilizzata dalla “troika”, fino al 2022, nel terzo salvataggio, approvato l’altra notte. Di nuovo, la linea tratteggiata inverte rotta quasi da subito, miracolosamente, per poi veleggiare verso l’alto a tassi medi del 4,5% l’anno.

4) Previsioni della “troika” sull’andamento del rapporto debito/Pil greco, a marzo 2012 (linea celeste) e a novembre 2012 (linea blu), al netto delle misure di riduzione del debito approvate nel terzo salvataggio (grafico a cura di Citigroup):

Greek_debt_revisions-nov12

Se le stime della “troika” sugli effetti dell’austerity sulla crescita sono sistematicamente e macroscopicamente sbagliate, non ci si può certo stupire che anche le proiezioni del rapporto debito/Pil risultino del tutto inaffidabili. “A pie in the sky”, direbbero gli inglesi: una torta in cielo, pura fantasia. Qui il grafico mostra come sia stata corretta la stima da marzo (linea celeste) a novembre (linea blu) di quest’anno. La differenza, proiettata nel futuro fino al 2020, è di circa 20 punti nel rapporto debito/Pil – che poi sono gli stessi 20 punti di debito che “troika” e ministri delle finanze europei, dopo tre vertici nelle ultime due settimane e complessive 36 ore di serrato negoziato, hanno deciso di “ridurre” attraverso allungamenti delle scadenze e sforbiciate ai tassi d’interesse.  Così facendo – si sono congratulati da sé ministri e “troika” – il debito greco è stato ricondotto su un sentiero “sostenibile”.  Quello stesso percorso, immagino, che prima o poi lo porterà a incrociare una qualche torta volteggiante in cielo. “A pie in the sky”...

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22 commenti su “Grexit interruptus

  1. Armando ha detto:

    Buon giorno, dottor Bertoncello.
    Dopo un po’ mi trovo a passare di nuovo dalle sue parti.
    Inevitabile, direi, data la qualità davvero elevata dei suoi contributi.
    Avrei parecchie domande da farle, ma prima preferisco andare a vedere i post precedenti, per non farle ripetere cose magari già dette.
    Avrei però un quesito da porle subito: quando lei dice che è stata scientificamente dimostrata la falsità della tesi che la contrazione fiscale può avere effetti espansivi, quali autori o quale scuola aveva in mente?

    • Gentile Armando,

      appena riesco a pubblicare la seconda parte di “Malati di austerità” avrà la risposta al suo quesito. Per ora mi limito a dirle due cose:

      1) esiste ormai un’ampia letteratura scientifica che ha svelato i molti errori metodologici della ricerca su cui si basa la teoria di Alesina e Ardagna dell'”austerità espansiva”.

      In sostanza, i due economisti hanno malamente definito cosa sia “austerità”, includendo nella loro ricerca episodi che di austerità non erano. Inoltre, hanno malamente provveduto a escludere l’intervento di altre cause (svalutazione valutaria con conseguente guadagno di competitività, boom economico in altri paesi vicini, etc) nella crescita osservata in seguito all’adozione di politiche di austerità, di modo che – a priori – la crescita è stata attribuita alla sola austerità (cadendo così in un errore – il post hoc propter hoc – da cui già Hume ci aveva messo in guardia secoli fa).

      Infine, e in parte per effetto degli errori già accennati, non sono neppure riusciti a escludere che la causalità da loro rilevata – dalla stretta fiscale alla crescita economica – non sia invece inversa: dalla crescita economica al miglioramento dei saldi di bilancio.

      In sostanza, la loro ricerca è un pasticcio completo. Se ha avuto successo e ha contribuito alla loro fama è solo perché – vien da pensare – è ideologicamente funzionale agli scopi politici e di potere delle nostre élite. Non piace perché è vera, ma è vera perché piace.

      2) Come dicono gli inglesi, “the proof is in the pudding”. L’austerità adottata in Europa dal 2010 è la prova migliore di quanto sia falsa la teoria di Alesina-Ardagna. Gli esiti delle manovre di stretta fiscale, in Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia, Gran Bretagna, sono stati sistematicamente molto peggiori – in termini di crescita economica – anche delle più pessimistiche previsioni. Alla fine, nel corso dell’ultimo anno, persino il Fondo Monetario Internazionale ha dovuto a più riprese riconoscerlo per bocca del suo capo economista, Olivier Blanchard. L’impatto delle strette fiscali sulle economie della zona euro, nell’ultimo biennio, non solo NON è stato positivo, non solo NON è stato lievemente negativo come stimava in precedenza l’IMF, ma è stato GRAVEMENTE negativo, con un “moltiplicatore fiscale” (il rapporto tra percentuale di contrazione del Pil e percentuale di stretta fiscale) che è superiore a 1 e forse arriva addirittura a 1,5-2. Ciò vuol dire che per ogni manovra di stretta fiscale pari all’1% del Pil, l’impatto negativo sulla crescita oscilla tra l’1% e il 2%. Ciò vuole anche dire che i saldi fiscali, per l’impatto devastante che le manovre di austerità hanno sulla crescita, o non migliorano o tendono addirittura a peggiorare ulteriormente – come stiamo vedendo in Grecia, in modo eclatante, e più in generale in tutta l’eurozona – dove il rapporto debito/Pil è in costante PEGGIORAMENTO.

      Abbiamo dunque una malattia in via di peggioramento a causa dell’adozione di una terapia sbagliata – che si fonda su una teoria già da diverso tempo dimostrata fallace. Questa è la situazione.

      E’ una situazione irrazionale? Non proprio. C’è all’opera una razionalità, che però non risponde all’ideale del bene comune – bensì piuttosto agli obiettivi di potere (e/o di arricchimento) di pochi.

      Un cordiale saluto,

      Giuseppe B.

  2. Fab ha detto:

    Scusi Dott. Bertoncello ma stringendi stringendo quali erano le banche che avevano e che hanno in pancia i bond dei PIGS? A me risulta che per quanto riguarda l’area UE, le banche più esposte in assoluto erano le banche tedesche e a seguire le banche francesi:

    http://www.investireoggi.it/economia/un-consigliere-della-merkel-ammette-stiamo-salvando-la-spagna-per-salvare-le-banche-tedesche/

    A parte questo, l’inizio della crisi dell’euro si è avuta quando hedge funds da Londra e New York hanno cominciato a vendere i bond dei PIGS e si è creato un effetto domino a causa dell’interconnessione del sistema finanziario ( le avevo segnalato un link a tale proposito ) e le banche tedesche e francesi per pararsi il culo hanno fatto commissariare la Grecia, l’Italia e hanno imposto manovre di lacrime e sangue in Spagna e Portogallo. L’Irlanda se la sta cavando da se.

    Per quanto riguarda l’Italia già le avevo segnalato un paio di links sul fatto che il tradizionale calcolo Debito Pubblico/ PIL non sta in piedi a livello di logica economica ( si confronta uno stock con un flusso annuale) e che quindi l’Italia da un punto di vista squisatamente numerico non era affatto messa male, ora le segnalo un altro dato che da un altro punto di vista conferma quanto detto:

  3. Fab ha detto:

    Il debito pubblico di tedeschi e americani è uguale al nostro. Impossibile? Eppure è vero. Basta metterlo in rapporto con la ricchezza delle famiglie al netto delle passività: Stati Uniti (23,3%), Italia (22,3%) e Germania (22,2%) sono praticamente allo stesso livello…

    http://www.corriere.it/economia/fondi/12_ottobre_16/marvelli-famiglie-povere_409c344e-17be-11e2-834a-587475fb3e23.shtml

    E comunque c’è da dire che fino a quando non si fa una seria di riforma che introduce una separazione netta fra banche commerciali e banche d’investimento ( e per quest’ultime imporre davvero stringenti vincoli sulla leva finanziaria ) non si va da nessuna parte!!

    Per non parlare poi di tutto il settore degli hedge funds che andrebbe riformato da cima a fondo totalmente ma siccome serve per mettere al sicuro soldi evasi dal fisco dei paesi occidentali:

  4. Fab ha detto:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/24/pozzo-dei-capitali-occulti-vale-piu-del-pil-di-usa-e-germania/332976/

    e allora non si fa niente!!

    Ma prima o poi le formiche si incazzeranno seriamente!!

    Già ci sono i primi sintomi!!

    Cordiali saluti.

    Fab

  5. Armando ha detto:

    Non sono molto d’accordo con l’impostazione di Fab. Lui sostiene che l’eccesso di deregolamentazione finanziaria serve a dare rifugio e remunerazione a una grande massa di denaro occulta. E fin qui siamo d’accordo. Ma come si è creata questa massa di denaro? Il punto è questo. E’ noto che tutte queste ricchezze si sono formate negli ultimi anni attraverso uno spostamento della remunerazione dal lavoro al capitale per quanto riguarda la gran massa dei salariati, e da una sperequazione assurda degli stipendi per quanto concerne il mondo del lavoro; infatti i CEO sono i rentier della nostra epoca. (L’incremento di ricchezze generato negli Usa nel periodo 1983-1998 è stato appannaggio delle famiglie del 1° quintile, Edward N. Wolff, Top heavy, The New Press, New York 2002).

    • Fab ha detto:

      D’accordo al 100%!!

      Non ti scordare comunque anche il riciclaggio di denaro sporco e i soldoni dei vari dittatori ( e famiglie locali che li spalleggiano ) che assieme fanno una bella massa critica!!

      Tanto per non andare lontano ad esempio a Malta la mafia russa ricicla suoi soldi negli hedge fund, per andare lontano ad esempio una discreta parte del tesoro di Gheddafi lo hanno trovato in banche americane!!

      A parte questo, nella magior parte del settore privato se uno rischia soldi e fallisce ci rimette tutti i soldi, nel settore bancario finanziario rischiano ben poco di proprio, giocano con capitali di terzi ( leve finanziarie allucinanti ) e quando perdono gli stati mettono i soldi per riparare i danni che hanno fatto facendo scommesse assurde!!

      E comunque il discorso è molto semplice: la causa è la
      finanziarizzazione dell’economia, che i CEO prendano cifre spropositate è una conseguenza!!

      Ciao!

      Fab

      Poi a parte questo

  6. ihavenodream ha detto:

    Gentile dott. Bertoncello,
    innanzitutto vorrei ringraziarla per aver creato quel fantastico blog che era “l’investitore accorto”, quando iniziai a leggerla non sapevo nulla del value investing, ora posso dire che è una parte abbastanza significativa (e spero lo diventerà sempre più in futuro) dei miei interessi. Tanto più che ho iniziato un blog su questa stessa testata con l’intento di riproporre magari più in piccolo lo spirito di quella sua generosa iniziativa.
    Vorrei solo fare un piccolo commento a questo articolo. Sono d’accordo al 100% su cio’ che scrive, meno per la parte relativa all’Islanda. Quel che è realmente successo all’Islanda è stato offuscato infatti da una cortina fumogena di disinformazione. Non è affatto vero che l’Islanda non ha pagato il proprio debito, anzi e’ vero il contrario. Il debito dell’Islanda era un debito privato di alcuni istituti finanziari, il debito pubblico invece era assolutamente sotto controllo; tali istituti in seguito alle note proteste popolari sono stati nazionalizzati e i debiti che avevano (specialmente con Spagna e Olanda) garantiti dallo Stato. E’ vero che così facendo anche i debiti verso i cittadini islandesi sono stati garantiti ma nel complesso sarebbe stato meglio per lo stato far fallire le banche in questione e poi magari indennizzare i cittadini islandesi colpiti, invece che accollarsi un debito privato molto più grosso, verso tutto il mondo. Vero è che l’Islanda ora sembra uscita da quella situazione di crisi economica ma cio’ e’ dovuto alla serietà e laboriosità della classe politica di quel piccolo paese e dei suoi abitanti, alla ricchezza del territorio, al fatto di essere autonoma (l’Islanda non è neanche nella comunita’ europea) e di godere del supporto delle istituzioni finanziarie internazionali, in primis l’FMI. La sua piccola dimensione poi ha consentito nei momenti più difficili all’Islanda di ottenere più facilmente il credito e supporto internazionale di cui aveva bisogno. Quindi la storia dell’Islanda non puo’ essere riproposta per nessuno dei paesi europei che oggi sono in difficoltà, perchè i presupposti sono completamenti diversi

    • Gentile Ihavenodream,

      sull’Islanda c’è un po’ di confusione. Se osserva bene, il punto che sottolineo io e quello su cui si concentra lei sono diversi. Io sostengo che l’Islanda ha avuto la forza di affrontare di petto la lobby dei banchieri – dominante nelle istituzioni europee – e di farle pagare le conseguenze di comportamenti irresponsabili e, spesso, criminali.

      I capi delle banche sono stati arrestati e sono sotto processo – come meritano – gravati di pesanti accuse. Gli investitori privati nelle banche – sia azionisti che obbligazionisti – anziché essere salvati, hanno perso tutto o quasi. Come meritavano. Solo a questo punto, dopo aver eliminato il marcio e fatto pagare chi doveva pagare, la collettività si è fatta carico dei costi rimanenti – come non poteva non fare per risanare il sistema bancario e il paese intero. Forse, in tanta virtù, ha contato molto la necessità. I debiti delle banche erano pari al 1000% del Pil – sin da subito deve essere parso chiaro che salvare i banchieri, come hanno fatto tutti gli altri paesi, era un’opzione non disponibile.

      Quel che sostiene lei è diverso, e – dal mio punto di vista – abbastanza irrilevante. Certo che il bilancio pubblico si è trovato alla fine comunque gravato di un debito notevole – ma sostenibile, anche grazie all’uso di tutta una serie di strumenti “eterodossi”, molto poco “europei”, tra cui l’introduzione di controlli sui movimenti di capitale e una massiccia svalutazione della moneta, che ha ridato fiato all’economia.

      Ma non è questo il punto. Il punto vero è che il governo – attraverso il bilancio pubblico – ha esercitato la sua azione di risanamento del sistema bancario e dell’economia dopo aver correttamente identificato quali erano gli interessi pubblici da salvaguardare, e dopo aver fatto pagare i responsabili del collasso fino all’ultima lira (o, meglio, corona).

      Cordiali saluti,

      Giuseppe B.

      P.S.: se vuole un link utile per approfondire la questione, eccolo:

      http://www.ritholtz.com/blog/2012/08/iceland-did-it-right-and-everyone-else-is-doing-it-wrong/

      • ihavenodream ha detto:

        Veramente piu’ di un anno fa il ministro dell’economia islandese ha dichiarato che tutti i debiti di landesbanki verranno ripagati entro la fine del 2012 (e questo rassicura soprattutto i risparmiatori inglesi e olandesi). Quindi e’ una colossale bufala che l’Islanda non ha pagato il suo debito…e che si e’ rivoltata contro la comunità internazionale finanziaria, ha al contrario chiesto prestiti all’FMI e al Giappone e alla Scandinavia, ne’ + ne’ – di cio’ che hanno fatto la Grecia o il Portogallo o l’Irlanda…e ora si accinge a fare la Spagna: chiedere aiuto! La differenza è che 7 miliardi sono relativamente + facili da reperire che 70! e poi la grande differenza e’ che l’Islanda essendo una nazione onesta, laboriosa e ricca di risorse ha fatto come dice lei pulizia e non avra’ problemi a rimborsare i suoi prestiti, cosa invece che non fara’ la Grecia e dubito anche il Portogallo….qualcosa di diverso e’ accaduto in Irlanda ed è a quel paese che dovremmo guardare con piu’ attenzione perchè forse ci sta indicando la via, attraverso tagli consistenti alla spesa pubblica e allentamento fiscale, per uscire da questa terribile empasse.
        Quello che mi preme sottolineare è che l’Islanda è uscita dal tunnel in cui si era cacciata con un’assunzione di responsabilità e con il lavoro serio e onesto, quello che non vedo fare ai popoli del “club med”, percio’ io non sono, mi dispiace, molto tenero con questi ultimi. E’ probabilmente vero che le ricette proposte dalla troika sono scorrette ed anzi per me è possibile che qualche soggetto “esterno” abbia in realtà interesse a proporre questo tipo di accordi ai paesi in difficoltà, ma sono i diretti interessati i primi a dover reagire, ad avere uno scatto d’orgoglio per così dire e prendere in mano il proprio destino finalmente, come hanno fatto gli islandesi. Non si possono aspettare che lo faccia qualcun altro al posto loro, quisque artefix fortuna suae!

      • Ihavenodream,

        allora giochiamo a non capirci. Le ripeto che tutte le sue argomentazioni, più o meno condivisibili, esulano dal punto che io ho voluto sollevare e che a mio avviso è il punto CRITICO: il trattamento riservato a top management e investitori delle banche che sono state responsabili della crisi.

        Solo l’Islanda li ha fatti pagare fino all’ultima corona – NAZIONALIZZANDO le banche – e si è data da fare davvero nell’accertare anche le responsabilità penali. Poi – POI – si è fatta carico, nell’interesse pubblico, dei debiti che restavano. Ma PRIMA ha fatto pagare azionisti e obbligazionisti delle banche – com’è giusto in un capitalismo eticamente responsabile, ma come NON è accaduto in nessun altro paese.

        Usa ed Europa, o direttamente o indirettamente, hanno provveduto a SALVARE le banche (ossia chi deteneva il loro capitale) con soldi pubblici, con enorme aggravio dei bilanci pubblici, e senza che azionisti e obbligazionisti pagassero davvero o pagassero fino in fondo. (Quanto ai top manager, basti l’esempio di casa nostra: dei due più in vista, accusati tra l’altro di evasione fiscale per importi di miliardi di euro, uno è diventato ministro e l’altro presidente di un’altra grande banca…)

        Capisce dunque la DIFFERENZA tra i salvataggi islandese, e quello degli altri paesi? La differenza non sta negli importi, come pensa lei. La differenza sta nella QUALITA’: in Islanda il bilancio pubblico è subentrato dopo che i privati, responsabili delle speculazioni e del malaffare, hanno pagato fino in fondo. In tutti gli altri paesi, i bilanci pubblici si sono accollati tutto l’onere, per salvare quel che poteva essere salvato anche dei capitali privati responsabili del malaffare. Spero che la DIFFERENZA sia chiara.

        Infine, salvate le banche a un costo pubblico molto più elevato di quel che sarebbe stato accettabile, giusto e inevitabile, tutta l’attenzione politica e mediatica è stata concentrata sulla crisi della fiscalità pubblica e sull’austerità e i tagli al welfare come unico toccasana. Capisce? Con un gioco di illusionismi e di argomentazioni speciose i costi sono stati trasferiti dai piani alti a quelli medio-bassi della società. E intanto delle storture strutturali dei nostri sistemi bancari, che sono tra le cause prime della crisi, quasi più non si parla.

        Le banche continuano a speculare come e più di prima, con soldi dei depositanti, in oscuri strumenti derivati e il cosiddetto sistema di “shadow banking” (veicoli sottratti alla vigilanza e, in sostanza, a qualsiasi regola prudenziale) cresce. Sì, CRESCE: leggevo qualche giorno fa che negli Usa si stima sia oggi alquanto più esteso di quando la crisi mosse i primi passi nel 2007.

        Sarà anche vero, come scrive lei, che ognuno è artefice della sua fortuna (un detto in cui credo solo fino a un certo punto…). Ma per provare a costruire la nostra fortuna è fondamentale anche capire chi è artefice delle nostre sfortune. Sfruttatori e oppressori, nella storia umana, sono sempre esistiti. E a causa loro, milioni e forse miliardi di essere umani meritevoli hanno finito per vivere esistenze miserevoli. Oggi questa storia si ripete. Nihil sub sole novi.

        Cordiali saluti,

        Giuseppe B.

  7. Fab ha detto:

    Dott. Bertoncello,

    l’ultimo suo post in risposta a Ihavenodream è una “Lectio Magistralis” da incorniciare a futura memoria!!

    In questo suo post, lei ha avuto la schiena dritta ( come al solito!! ) e il coraggio di scrivere in poche ed efficacissime parole ciò che è successo e soprattutto ciò che i mass media ufficiali non dicono mai !!

    Sincerissimi complimenti!!

    Cordiali saluti.

    Fab

  8. Fab ha detto:

    Dott. Bertoncello,

    ma poi alla fine dei conti, il discorso è abbastanza semplice!!

    La finanza è il cuore dell’economia, gli imprenditori sono il cervello dell’economia, le famiglie e i consumatori sono le cellule che fanno funzionare tutto il sistema ( producendo,consumando e risparmiando ) e le istituzioni pubbliche ( governi e istituti di controllo ) sono i dottori che visitano i pazienti per assicurarsi che tutto vada bene e in caso di malattie lievi o gravi prescrivere la cura e per svolgere queste funzioni al meglio si fanno pagare le tasse più le retribuzioni personali per svolgere full time questo tipo di funzioni.

    Ora se il cuore pompa il sangue molto male ( discorsi che ho fatto e su tutti la sua “Lectio Magistralis” sopramenzionata) e si è ammalato seriamente da tempo, è una conseguenza che tutto il sistema va in crisi se nessun dottor interviene, anzi prescrive la medicina sbagliata per far ammalare ancora di più tutto il sistema!! E per giunta vuole essere pure pagato profumatamente!!

    Cordiali saluti.

    Fab

  9. Fab ha detto:

    Dimenticavo!

    Complimenti per la nuova veste grafica e layout dei contenuti del mitico suo Blog “Investitore Accorto”!!

    Cordiali saluti.

    Fab

  10. ihavenodream ha detto:

    Innanzitutto le lectio magistralis in tema di economia si fanno coi numeri e coi fatti, non con le chiacchiere, magari sara’ una lectio magistralis di filosofia questa qui, non saprei.
    Per chiarezza i fatti sono: Il sistema bancario Islandese nel 2007 entro’ in crisi come molti altri sistemi bancari in quel periodo…il governo decise di nazionalizzare la banche, quindi diventava garante del debito contratto da questi istituti, compresi obbligazionisti e conti correntisti, (perchè i soldi dei conti correnti in un bilancio bancario sono iscritti nel passivo, quindi sono debiti, ecco perchè se una banca fallisce i conti correntisti perdono i loro soldi, piccola parentesi). A fronte di cio’ una parte di islandesi (la cui popolazione totale è di 300 mila persone!) scende in piazza al grido di: “il debito non lo paghiamo!” si fanno 2 referendum in cui si sancisce che il debito non verra’ pagato, intanto i banchieri vengono processati (il dott. Bertoncello parla di giusti processi e punizioni esemplari, io personalmente non conosco queste vicende processuali ma mi fido di lui). Nel frattempo l’Islanda chiede e ottiene circa 7 miliardi in prestito, fatte le debite proporzioni sono gli stessi aiuti che han ricevuto Irlanda, Grecia e Portogallo; dopo anni di tribolazioni il ministro dell’economia islandese dice che i bilanci delle banche nazionalizzate (o dello Stato) sono tali che consentono la restituzione del debito che verra’ quindi ripagato con ogni probabilità, onde evitare cause, ricorsi e contestazioni dei creditori (che sono Stati Nazionali ormai, come Inghilterra e Olanda, i quali nel frattempo han garantito i loro investitori nelle banche islandesi, quindi si sono accollati il loro credito), questi sono i fatti!
    Ora tutto si puo’ dire, credo, considerando questi fatti, meno che l’Islanda possa essere presa ad esempio per la risoluzione di situazioni di crisi analoghe, il dott. Bertoncello sembra sostenere che l’Islanda abbia affrontato la crisi meglio degli Stati Uniti addirittura, quindi il governo Usa seguendo questo ragionamento avrebbe dovuto: nazionalizzare Bank Of America, Citigroup e GS, poi dire: i debiti di questi istituti verso l’estero non li paghiamo perchè abbiamo fatto un referendum e gli Americani non vogliono pagare(a proposito: esiste nella nostra costituzione e in tante altre un dettato di principio: non si possono fare referendum su questioni economiche-finanziarie, questo per ovvi motivi, se non vi sono chiari avvisatemi e ve li spieghero’ in un ulteriore commento!). Dopo di che avrebbero dovuto chiedere in prestito a non so chi una somma spropositata per uscire dalla crisi. Questo tra l’altro non si capisce perchè visto che coi loro metodi, discutibili ovviamente, come tutto a questo mondo, anche i miei commenti o quelli del dott Bertoncello sono discutibili, coi loro metodi dicevo gli USA sono sostanzialmente usciti dalla crisi, anche se ora come ora in nessun paese occidentale è l’eldorado, nemmeno nella “perfetissima” Islanda. Pero’ oggi negli Stati Uniti e nel resto del mondo nonostante tutto, le prospettive sono assai migliori di 4 anni fa…a parte l’area del “club med” che paga ritardi trentennali, e una scelta politica economica da “disperati” come la definisco io, cioè quella di essere entrati a far parte qualche anno fa del tavolo dell’euro, un vero e proprio tavolo da poker in cui la Germania e i paesi dell’iniziale “euro nucleo” giocavano e giocano tuttora con carte truccate…ed ancora adesso che la realtà e’ sotto gli occhi di tutti non hanno il coraggio e la responsabilità (sempre i paesi del club-med) per far “saltare” sto tavolo, ecco perchè dicevo e confermo: “quisque artefix” o anche, se vi piace di più: “chi è causa del suo mal, pianga se stesso”, visto che “piangere” sembra l’unica cosa che ci riesce bene a queste nostre latitudini…poi se la differenza è che in Islanda si è “fatta pulizia” come dice lei dott. Bertoncello e da altre parti no, cioè si sono individuati e condannati i responsabili della crisi e si è voltato pagina per così dire, beh questo nessuno puo’ dirlo se non conosce bene le carte processuali; io in genere sulle vicende processuali che seguono sollevazioni popolari sono sempre mooolto scettico, perchè sono proprio questi i momenti in cui si commettono le peggiori ingiustizie, come anche la storia Italiana recente mostra. Faccio poi sommessamente notare che anche in altre parti del mondo, per primo negli USA ci sono state condanne “esemplari”, (vi ricordate Madoff?) e che i reati contestati sono di difficile interpretazione giuridica per definizione…in genere infatti i banchieri fanno leva sulla loro maggior conoscenza dell’ambito degli investimenti per “vendere” prodotti di non eccelsa qualità ai loro clienti, a qualsiasi livello, questo e’ cio’ che fanno tutti i venditori del mondo, non solo i banchieri o i consulenti, a volte si sfocia nella truffa vera e propria ed è li’ che si dovrebbe (sempre) agire se si vuole fare un buon un servizio alla comunità…un servizio ancora migliore lo fa chi, come lei dott. Bertoncello, invece di prendersela coi venditori-truffatori che fanno tutto sommato sempre il loro gioco, cerca di mettere in guardia i clienti, informandoli e “formandoli” sulle tematiche dell’economia, della finanza e degli investimenti, se poi lo si fa gratis e’ un vero e proprio servizio di volontariato sociale!
    Saluti cordiali,
    Gianni

    • Gianni,

      le rimando un link simile a quello che le avevo già inviato. Per favore, lo legga, prima di continuare una discussione che si sta inutilmente ingarbugliando.

      http://www.washingtonsblog.com/2012/08/top-economists-iceland-did-it-right-everyone-else-is-doing-it-wrong.html

      L’Islanda ha salvato i depositanti ma non gli obbligazionisti, a differenza di tutti gli altri paesi. Gli investitori privati nelle banche hanno perso tutto o quasi. Come era giusto. E il top management è finito in galera e/o sotto processo. Com’era giusto. L’Islanda ha nazionalizzato le banche di fatto in bancarotta. Così com’era giusto fare. L’Islanda non ha salvato tutti gli “stakeholder” nelle banche, ma solo alcuni: depositanti e dipendenti. Gli altri hanno pagato duramente, così com’era giusto.

      Perché non riesce a vedere la DIFFERENZA? C’è modo e modo di “salvare” una banca. Usa, Gran Bretagna, Irlanda e un po’ tutto il resto d’Europa hanno caricato di debiti le finanze pubbliche per salvare anche quei capitali privati che, dalle irresponsabili speculazioni delle banche, avevano tratto profitto. Quegli investitori privati avrebbero dovuto pagare il prezzo delle loro scommesse sbagliate e della loro irresponsabilità. Solo l’Islanda gliel’ha fatto davvero pagare.

      Cordiali saluti,

      Giuseppe B.

    • Gianni,

      aggiungo un P.S. che le potrà interessare. Nei salvataggi delle loro mega-banche (“too big to fail” – TBTF), molti paesi – a partire da Usa e Gran Bretagna – sanno di avere sbagliato. Per fortuna, c’è anche chi sta cercando di correre ai ripari. Sotto sotto, s’intravede che la lezione islandese non è andata perduta. Veda qui:

      http://www.bloomberg.com/news/2012-12-10/u-s-u-k-issue-blueprint-for-dealing-with-failing-large-banks.html?utm_source=Triggermail&utm_medium=email&utm_term=10%20Things%20Before%20the%20Opening%20Bell&utm_campaign=Post%20Blast%20%28moneygame%29%3A%2010%20Things%20You%20Need%20To%20Know%20Before%20The%20Opening%20Bell

      Cordiali saluti,

      Giuseppe B.

    • Gianni,

      allego il link a un’analisi di Reuters di qualche mese fa che affronta più in generale la questione del debito delle banche europee. Spero serva a chiarire la nostra discussione – e anche i motivi per i quali i pesanti “haircuts” imposti dall’Islanda agli obbligazionisti delle proprie banche nazionalizzate sono risultati così controversi.

      http://www.reuters.com/article/2012/07/16/us-eu-banks-idUSBRE86F0JT20120716

      Cordiali saluti,

      Giuseppe B.

      • ihavenodream ha detto:

        Dott. Bertoncello, io non sono un esperto di questioni tecniche di finanza, sono un ingegnere meccanico, mi occupo di investimenti, non sono un esperto neanche li’ ma ne so molto di piu’ della gente comune e tanto mi basta…mi interessano le questioni di principio pero’…ora non so bene la storia degli obbligazionisti delle banche islandesi….e mi interessa poco devo dire la verità, per me è pacifico che se un’azienda dichiara fallimento, non paga in tutto o in parte i suoi creditori…le banche islandesi sono state nazionalizzate, leggo che l’intenzione del governo islandese sia quella di ripagare il debito contratto da questi istituti con l’estero, in barba ai referendum effettuati…non so se ci sono stati o ci saranno dei creditori esclusi dal pagamento come dice lei, ma sinceramente per me sono dettagli insignificanti, quello che mi premeva sottolineare era che il modello di gestione della crisi Islandese non fosse poi cosi’ “idilliaco” (mettiamola così) e che, cosa piu’ importante, non e’ “esportabile” in altre nazioni. Per cio’ che concerne il link da lei segnalato devo dire che anche questo non suscita il mio interesse…mi sembra di capire che si stia pensando, per gli istituti bancari europei più inguaiati, ad una ristrutturazione del debito che comporta il non pagamento di una parte di obbligazioni contratte, così come si fa per i default degli Stati Nazionali quindi…penso sinceramente che sia un altro pasticcio europeo…e che vada contro una mezza dozzina di principi di diritto…io penso che la strada da seguire sia opposta: a dire bisogna estendere la disciplina del diritto fallimentare anche agli Stati Nazionali, legando i titoli di stato ad assett del paese, in modo che i creditori in caso di default possano rivalersi sui beni del paese contraente, per me si avrebbero grossi benefici per tutti, pero’ è un’idea personale.

  11. Fab ha detto:

    Un’altra “Lectio Magistralis” del Dott. Bertoncello!!

    Altro che opinioni e filosofia da parte del dott. Bertoncello!!

    Ci avevo visto giusto anche perchè non è che ci vuole un genio in finanza a capire che hanno fatto il gioco delle tre carte!!

    Domanda al Dott. Bertoncello:

    Mi scusi, vedo che lei rarissimamente risponde ai mie post persino quando le faccio dei sinceri complimenti come nell’ultimo post( a ragion veduta!! Perchè quando non ero d’accordo con lei, le ho spiegato le mie ragioni chiaramente!! Quindi non è che sono un fan della curva sud!! ), quindi se le do fastidio coi miei post ( tono, contenuti, stile, ecc…) me lo dica subito che la taglio immediatamente!!

    Le prometto che non farò mai più un post nel suo blog in vita mia!!

    Cordiali saluti.

    Fab

    • Fab,

      continui a commentare, la prego. I commenti, io, li leggo tutti. Ma solo ogni tanto ho modo di rispondere. D’altra parte, i commenti non sono solo un dialogo con l’autore, ma anche un modo per avviare la discussione tra i lettori. Non si consideri dunque trascurato. Ogni contributo è ben accetto.

      Cordiali saluti,

      Giuseppe B.

      • Fab ha detto:

        Ok, grazie mille della risposta e della disponibilità Dott. Bertoncello, continuerò visto che c’è stato da parte mia un misunderstanding!!

        Magari cercherò di essere più sintetico ma delle volte per spiegare bene quello che voglio dire non ci riesco a esserlo ma non sono un giornalista professionista!!

        Visto che a lei non piacciono i complimenti ( lei è per uno stile anglosassone “understatement” per quello che ho capito!Magari io invece sono un pò più sullo stile americano!! ), le faccio i miei complimenti per la nuova veste grafica di “Sir Popper e i Pupari”, ora è ancora un maggiore piacere leggerlo!!

        Cordiali saluti,

        Fab

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