Incredibili storie dal fatato mondo di Davos

Cucchiani-ETIn Italia si parla molto di politica e di antipolitica, come se fossero queste le polarità da cui prendono forma le linee di forza che più influenzano la nostra vita collettiva. Sarebbe più sensato, invece, interrogarsi sull’assenza di politica, sul suo venir meno in un processo continuo di degradazione, svilimento, riduzione all’impotente vacuità. Viviamo infatti in un’epoca, come ha scritto Zygmunt Bauman, di separazione del potere dalla politica. E mentre la politica, nella sua pochezza, è rimasta ben visibile ed esposta all’irrisione dell’opinione pubblica, il potere vero – quello del grande capitale – si è nascosto, defilandosi in uno spazio tutto suo, una sorta di “terra di nessuno” che gode dei privilegi dell’“extraterritorialità.” Continua a leggere

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Marchionne non c’è e Fornero non esiste

fiat-forneroNon si dica – come peraltro ha fatto il sociologo Luciano Gallino – che Elsa Fornero è un “ministro inesistente”. Fornero, in risposta alla decisione della Fiat di cancellare “Fabbrica Italia” – il megapiano di investimenti in Italia per 20 miliardi di euro – sostiene infatti di essersi mossa con tempestività, facendo chiaramente intendere – aggiungo io – chi è che comanda.

Ha preso il telefono e ha chiamato Sergio Marchionne. Come ha dichiarato ieri in un’intervista a Repubblica, al capo della Fiat voleva chiedere spiegazioni e fargli capire che, “sul caso Fiat il governo ha le idee molto chiare, e si sta impegnando in modo unitario e molto deciso”. Continua a leggere

L’euro e le sue conseguenze non volute

draghi1Ad appena dieci anni dalla sua entrata in circolazione, è diventato difficile parlare dell’euro. In questi tempi di crisi sarà un’ancora di salvezza o piuttosto una pietra al collo? Ci si dibatte nell’ambiguità.

Quanto sia acuto il disorientamento degli italiani emerge ad esempio dall’ultimo sondaggio della Demos di Ilvo Diamanti, secondo cui un 47% di noi considera la moneta unica una fonte di “complicazioni necessarie” per la costruzione europea, e un altro 39% la ritiene una “complicazione e basta”. L’ingenuo ottimismo di chi vede solo vantaggi si è dimezzato rispetto a un decennio fa ed è condiviso da neppure un italiano su otto. Continua a leggere