Repetita non iuvant

berlusconi_dormeFinalmente ho trovato una convincente anche se amara analisi della crisi italiana.

Il declino economico? Frutto di un progressivo “irrigidimento della struttura produttiva del paese”, chiusasi a difesa di privilegi corporativi, che “pesano negativamente sulla competitività delle manifatture e dei servizi italiani sui mercati internazionali”.  Le conseguenze sono “metodi di produzione e di organizzazione aziendali superati dai tempi,” uniti a costi di produzione più elevati che altrove.

Mancando le condizioni  per il successo nella nuova economia globalizzata, si assiste a processi di disinvestimento o di deriva verso l’economia sommersa, in modo da sfuggire tanto ai “controlli restrittivi delle corporazioni” che al fisco.

Quest’ultimo è un’altra causa importante del declino. Oltre che esoso è iniquo, dal momento che opprime soprattutto i settori più produttivi e le classi meno privilegiate. L’alto livello del debito pubblico, poi, costringe lo Stato a offrire una vantaggiosa remunerazione ai capitali privati, che vengono così distolti da investimenti più produttivi.

Più in generale, l’economia risente di strutture sociali che si sono venute “sclerotizzando e irrigidendo”. Il raggiunto benessere ha ingenerato “presunzione, che alimenta l’ignoranza.” Come osserva lo scrittore inglese Fynes Moryson, “l’opinione che l’Italia offra tutto ciò che può essere visto o conosciuto rende gli Italiani provinciali e presuntuosi.”

Intanto, il “deciso deterioramento della vita sociale” spinge le masse a sentirsi “alienate dall’amministrazione pubblica” mentre le discriminazioni sociali “sempre più favoriscono le aderenze politiche e la tradizione familiare invece che l’intraprendenza e il merito.”  Passo dopo passo, l’Italia ha iniziato “la sua carriera di Paese sottosviluppato d’Europa.”

L’analisi è del grande storico Carlo Maria Cipolla, e può essere letta nel suo classico saggio Storia economica dell’Europa pre-industriale

Si riferisce, naturalmente, all’Italia del ‘600, precipitata nel giro di poche generazioni dai vertici della vita economica, culturale e sociale europea, ai suoi bassifondi: un viaggio che 400 anni dopo il nostro Paese sembra intenzionato a ripercorrere, seppure in sedicesimo.

Alle spalle non abbiamo il Rinascimento ma un cinquantennio democristiano; e il presente vede Berlusconi al posto della Controriforma, con Ferrara, Minzolini e Bonaiuti – ahinoi – a far la parte dei Gesuiti. “Perinde ac cadaver”, promettevano i propagandisti del ‘600. Oggi la politica spettacolo esige l’esibizione di corpi ben vivi e non di cadaveri. Ma le anime sono morte, come allora.

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6 commenti su “Repetita non iuvant

  1. Fab ha detto:

    Buonasera Dott. Bertoncello,

    che piacere ritrovarla!!!! Complimenti per l’interessante post!

    Comunque a integrazione del suo post, visto che viviamo in un’epoca di globalizzazione, voglio segnalare degli interessanti links che offrono una Big Picture interessante!

    E allora iniziamo!

    PUNTO 1

    a) Individuato il network capitalista che fa «funzionare» il mondo.

    http://www.corriere.it/economia/11_ottobre_22/network-capitalista-banche-di-pasqua_59331d88-fca3-11e0-92e3-d0ce15270601.shtml

    b) Versione in inglese:

    http://www.newscientist.com/article/mg21228354.500-revealed–the-capitalist-network-that-runs-the-world.html

    c) Il Buon Vecchio Saggio Warren Buffett aveva onestamente constatato il tutto:

    http://english.themarker.com/warren-buffett-the-u-s-is-moving-toward-plutocracy-1.351236

    ( va bè, non è che ci voleva un genio come W. Buffett o una rigorosa ricerca scientifica a stabilire una cosa del genere!! Mettendo insieme intuito e quattro fatti ci si arrivava tranquillamente!! L’articolo originale era comunque su Gurufocus ma quando ho cliccato per continuare mi ha dato questo link! )

    PUNTO 2

    a) Perché mai non era chiesto un premio per il rischio maggiore? Per il sospetto – anzi la larvata certezza – che nel caso in cui il paese emittente il gran debito fosse saltato, le autorità monetarie (la banca centrale europea, il fondo monetario) e quelle politiche (i governi dell’euro area) sarebbero intervenute, salvando e la Grecia e (un maligno direbbe: soprattutto) l’industria finanziaria che ne aveva comprato il debito…..

    http://www.centroeinaudi.it/qlettera-economicaq/ricerche-economiacentroeinaudiit-99/1213-il-codice-della-strada-e-la-finanza.html

    In altre parole si è tradito in modo spudorato un principio fondamentale del pensiero liberale:

    “La meritocrazia risulta strettamente connessa a un’economia di mercato: l’individuo più competente o creativo può rendere migliore l’azienda e quindi viene assunto. L’autorealizzazione può portare allo scontro tra individui con interessi concorrenti. Questo genere di lotta è però una lotta di progresso: gli uomini sono così costretti ad assumersi la responsabilità (guadagni e fallimenti) delle proprie imprese economiche, senza gravare su altri individui, come invece accade in uno stato assistenziale.”

    ( Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Einaudi )

    In conclusione, una volta che si tradiscono in modo così plateale a livello globale principi del genere, poi tutto diventa molto più difficile!!!!

    Ovviamente ciò non significa che l’Italia debba cantare mal comune mezzo guadio!! Tutt’altro!! A livello di economia nazionale gli spazi per muoversi e risolvere le situazioni problematiche ci sono alla grande, il problema è che come al solito manca la volontà politica in entrambi gli schieramenti e l’establishment imprenditoriale e bancario che fino all’altro ieri reggeva il mocco al Buffone di Arcore preferisce tirare a campare piuttosto che dare una svolta in positivo!!

    Cordiali saluti.

    Fab

  2. Fab ha detto:

    Dimenticavo!!

    In mezzo a tutto stò cataclisma finanziario sorgono spontanee due semplici domande sulle quali vige il silenzio assoluto da parte dei mass media:

    1) http://www.centroeinaudi.it/qlettera-economicaq/ricerche-economiacentroeinaudiit-99/1254-a-tre-anni-dal-crack-lehman.html

    ERGO: sorge spontanea una DOMANDA:

    Come mai non si arriva a questa semplice ed efficace soluzione che taglia la testa al toro definitivamente???

    Fare molti meno profitti rischiando esclusivamente col capitale proprio è mooolto più impegnativo e mooolto meno conveniente economicamente rispetto a fare moooolti più profitti rischiando cifre irrisorie di capitale proprio e sapendo che quando va male ( raramente rispetto a tutte le volte che ti va bene!!!!!) ci saranno le autorità pubbliche a salvarti il culo!!!!!

    E cosa ancora più grave è che gli europei potevano capitalizzare ciò che è successo in USA, anticipando una riforma in questa direzione!!!!

    E sorge spontanea un’altra Domanda: come mai non lo si è fatto e nulla all’orizzonte si intravede per una riforma in questa saggia, semplice ed efficacissima direzione??

    Forse, forse perchè la BCE è partecipata dalle banche centrali dei vari paesi UE, banche centrali che a loro volta hanno come principali azionisti la crème de la crème del sistema bancario europeo???

    A parte tutto questo, un’istituzione privata che abbia senso di responsabilità dovrebbe riconoscere che se il suo business model ha avuto delle falle e potrebbe averle in futuro, dovrebbe subito ricorrere ai ripari e non continuare a fare quello che ha sempre fatto facendo finta di niente, tanto chi campa, paga!!!!

    2) http://www.centroeinaudi.it/qlettera-economicaq/ricerche-economiacentroeinaudiit-99/1200-non-esistono-fatti-ma-solo-interpretazioni.html

    Gli antichi romani, dicevano: “In medium est virtus”

    ERGO: sorge spontanea un’altra DOMANDA:

    Chissà come mai non se ne parla affatto di una soluzione del genere??

    Che strane coincidenze…!!!!

    Cordial saluti!

    Fab

  3. Fab ha detto:

    Buongiorno Dott: Bertoncello,

    sul discorso rapporto debito pubblico / pil e sua corretta misurazione, avevo già segnalato il link al punto due del mio ultimo post.

    Un’altra conferma sul discorso fatti e interpretazione degli stessi e quindi che la via di mezzo sarebbe la soluzione più virtuosa:

    http://www.gfmag.com/tools/global-database/economic-data/10403-total-
    debt-to-gdp.html#axzz1cWfNgxS6

    Cioè in pratica se si considera il Debito Totale rispetto al PIL, chi è messo mooolto peggio di noi è la Gran Bretagna ma guarda caso Londra è la seconda ( dopo New York) piazza finanziaria più importante del mondo, sede di numerosi hedge funds e con filiali delle più importanti banche del mondo!!

    In altre parole: “A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina”!

    O ancora meglio:

    “Le istituzioni finanziarie hanno assunto un ruolo non solo del tutto abnorme ma anche dannoso per l’economia stessa. Da tempo la finanza ha smesso di assolvere al compito principale: raccogliere risparmio e concederlo alle aziende. Questo compito sta diventando sempre di più un aspetto secondario del business delle grandi banche. Oggi queste istituzioni fanno gli utili veri attraverso la finanza, negoziando titoli, in grande parte complicatissimi strumenti finanziari derivati, assumendosi rischi spesso incalcolabili….. :

    http://investire.aduc.it/editoriale/nuova+bretton+woods_19577.php

    Visto però come si stanno mettendo le cose, mi sembra improbabile che si possano scrivere e praticare nuove e saggie regole internazionali in questa materia!!

    Cordiali saluti.

    Fab

  4. Fab ha detto:

    Il primo link ( se non si riesce a pescarlo perchè ho fatto male copia e incolla ) del post precedente è il seguente:

    http://www.gfmag.com/tools/global-database/economic-data/10403-total-debt-to-gdp.html#axzz1cWfNgxS6

  5. Fab ha detto:

    Buongiorno Dott. Bertoncello,

    di seguito interessante articolo di Marco Travaglio:

    Quelli della rivoluzione liberale
    di Marco Travaglio

    Urbani, Ostellino, Martino. Fanno finta di aver creduto al sogno di una grande trasformazione della società italiana guidata da Berlusconi. E si
    lamentano di essere stati traditi, addossando al Cavaliere tutte colpe. Eppure per ben 17 anni hanno contribuito in prima linea alla catastrofe…

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/quelli-della-rivoluzione-liberale/2166817/18#commentatutti

    L’unica cosa che non mi piace di questo articolo è quando dice che Urbani e Martino all’inizio erano dei veri liberali!!

    A me sembra una bestemmia perchè se veramente lo fossero stati ( nei fatti e non con le chiacchiere!!) non sarebbero andati a fare i ministri per quei ministeri dove si sa che è tutto un magna magna e a parte questo un liberale vero ( nei fatti!!) si impegna nella società civile nel suo ambito di competenza e non si improvvisa a fare il tuttologo e se lo fa come nel loro caso è perchè c’erano in ballo ricchi stipendi e vitalizi, tutto il contrario della forma mentis di un liberale vero !!

    Cordiali saluti.

    Fab

  6. Fab ha detto:

    A proposito di quanto scrivevo nel mio primo post verso la fine:

    “A livello di economia nazionale gli spazi per muoversi e risolvere le situazioni problematiche ci sono alla grande”

    Di seguito una “Smoking Gun” per eccellenza:

    1 – UN REGALO AI SOLITI… by Marco Lillo per “Il Fatto Quotidiano”

    2 – 89 MILIARDI È LA CIFRA CALCOLATA DALLA CORTE DEI CONTI: SOLDI CHE NON SONO MAI STATI INCASSATI…

    by Ferruccio Sansa per “Il Fatto Quotidiano”

    http://www.greenstudioservice.com/un-azzardo-tassare-l%E2%80%99azzardo-rigor-monti-tartassa-i-pensionati-ma-non-i-signori-del-gioco-in-debito-con-lo-stato-per-8/

    Di nuovo auguri di sereno e felice anno nuovo!!

    Fab

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