Mario Monti e il giudizio elettorale

monti-elezioniVorrei tornare all’annuncio fatto da Mario Monti, a fine settembre, di non essere intenzionato a candidarsi alle elezioni “perché estraneo agli schieramenti”, ma di essere “disponibile a un secondo mandato” se le forze politiche glielo chiederanno.

Così “scongelata”, l’ipotesi del Monti bis ha subito raccolto un largo, trasversale consenso tra le élite del nostro paese – da Silvio Berlusconi a Pierferdinando Casini, passando per Sergio Marchionne e un vasto fronte confindustriale, fino ai vertici ecclesiastici e addirittura a Carlo De Benedetti.

Nel mio post “O Roma o Monti!” ho già scritto per quali due ragioni, una di principio e una di merito, la soluzione non mi piace. Un punto di principio, che si situa al cuore del metodo democratico, mi preme qui sottolineare.

A cosa servono le elezioni? La risposta non è scontata, come si può ben capire da quanto scrisse un maestro di liberalismo e di democrazia come Karl Popper: “Proprio in questo dovrebbe consistere, secondo me, il giorno delle elezioni. Non un giorno che legittima il nuovo governo, bensì un giorno in cui tutti giudichiamo il vecchio governo. Il giorno in cui il governo deve rispondere delle proprie azioni.”

Di questa citazione andrebbe apprezzata fino in fondo la saggezza. Ci provo, osservando come pochi – in una collettività – sono in grado di governare; non molti sono in grado di valutare la qualità dei candidati e la bontà dei diversi programmi elettorali; ma tutti sono in grado di giudicare il governo che ha completato il suo mandato. Per quanto limitata nelle sue ambizioni, quest’ultima valutazione, che ci consente di disfarci col voto di chi non incontra più il nostro consenso, è l’essenza che fa della democrazia il migliore dei metodi di autogoverno.

Ma come risponderà il governo Monti delle proprie azioni di fronte a tutti gli italiani, se lui non si candida, e l’improvvisata, emergenziale, eterogenea maggioranza che l’ha sostenuto si scioglie per presentarsi in ordine sparso o su fronti opposti?  E se tutto questo serve, in fin dei conti, a consentire che l’ammasso partitico, sciolto di fronte agli elettori, si ricomponga dopo le elezioni, e che il non candidato si ricandidi, non di fronte agli elettori ma alle loro spalle, e cioè dopo le elezioni?

Mi pare evidente che un modo a tal punto ambiguo di ventilare il Monti bis ha un solo scopo: bypassare il giudizio degli elettori sul governo Monti attuale. Purtroppo, confondendo il voto degli italiani fino a svuotarlo di senso si potranno forse tenere a galla – almeno per un po’ – le attuali élite, ma si affonda l’Italia.

 

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