La cosa migliore che si può dire del pacchetto di aiuti approvato l’altra notte a Bruxelles dai ministri finanziari europei e dalla “troika” è che esclude, almeno per il momento, uno scenario di “Grexit”, e cioè di uscita traumatica della Grecia dalla zona euro. Sulla questione ho scritto un articolo per Economia Web, Grecia: i tre limiti dei nuovi aiuti, a cui rinvio per una sintesi di quel che è stato deciso, e per una succinta analisi delle implicazioni. Qui, potendo essere più esplicito, vorrei ridefinire i tre limiti, con metafora medica, nel seguente modo: Continua a leggere
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La Grecia e l’arcipelago euro
C’è stato un periodo in cui preferivo definirmi cittadino europeo. Ora comincio a vergognarmene. Per un triennio la Grecia è stata sottoposta a un regime di “aiuti” che sempre più fa pensare alla rieducazione in un gulag.
L’economia e la società greca sono state devastate, e in sovrappiù si è infangata l’idea di Europa e messa gravemente a rischio la democrazia. Il debito pubblico, che si diceva di voler risanare, cresce fuori controllo e sta per toccare il 190% del Pil, mentre ancora i “partner” europei si illudono che possa essere interamente ripagato. Continua a leggere
Malati di austerity
“Abbiamo bisogno di trattenere il fiato per cinque anni e più” – così ha detto l’altro fine settimana la Cancelliera Angela Merkel. “Wir brauchen einen langen Atem von fünf Jahren und mehr”.
Atem, respiro: etimologicamente così affine ad Adam, Adamo. La lingua tedesca riconosce, fin dalle sue radici, che l’uomo è respiro. Il respiro è vita. Quando il respiro viene meno, spiriamo.
Chissà se dopo aver parlato a quel modo, Bundeskanzlerin Angela Merkel ha colto la necrofilia implicita nella metafora che aveva utilizzato. Continua a leggere
L’euro, né moneta né unica né europea
Non vorrei esagerare a tal punto da descrivere l’euro come la cieca, fatale svolta storica che fa da innesco a un “Quarto Reich” germanico. La tentazione però c’è – ed è comprensibile se uno considera una serie di inquietanti circostanze.
Penso, ad esempio, ai benefici che la Germania ha tratto sinora dall’euro, speculari alle devastazioni subite da vari paesi periferici e del sud Europa; al ruolo di indiscussa leadership che nella nascita e gestione dell’euro hanno avuto la Germania, una commissione europea a guida ideologica tedesca, e una banca centrale europea d’impronta tedesca e con sede a Francoforte; alla tendenza secolare dei Reich germanici Continua a leggere
O Roma o Monti!
Si va componendo il quadro per le prossime elezioni e già si capisce che sarà un puzzle di difficile soluzione. E’ stato Mario Monti a collocare la prima tessera, confermando il suo voto di “castità” partitica (non si candiderà) ma dicendosi disponibile a servire il paese se il nuovo parlamento glielo chiederà.
Subito, la “non candidatura” dell’attuale premier ha raccolto il convinto appoggio di un disarticolato rassemblement di forze e personalità, sostenitrici del “Monti bis”. Continua a leggere
L’euro e le sue conseguenze non volute
Ad appena dieci anni dalla sua entrata in circolazione, è diventato difficile parlare dell’euro. In questi tempi di crisi sarà un’ancora di salvezza o piuttosto una pietra al collo? Ci si dibatte nell’ambiguità.
Quanto sia acuto il disorientamento degli italiani emerge ad esempio dall’ultimo sondaggio della Demos di Ilvo Diamanti, secondo cui un 47% di noi considera la moneta unica una fonte di “complicazioni necessarie” per la costruzione europea, e un altro 39% la ritiene una “complicazione e basta”. L’ingenuo ottimismo di chi vede solo vantaggi si è dimezzato rispetto a un decennio fa ed è condiviso da neppure un italiano su otto. Continua a leggere
Il gioco dello spread tra s-predatori e s-prede
Apprendisti stregoni indaffarati a sopprimere i sintomi della malattia non volendo comprenderne le cause, i nostri leader hanno escogitato l’ennesimo piano per riportare la febbre – e cioè gli spread – sotto controllo.
I mercati finanziari esultano, e li si può capire. Se la magia funziona, il sistema finanziario globale potrà tornare, almeno per un po’, a generare bolle e ad appropriarsene i “profitti”. E la gente comune – quella esclusa dal gioco dello spread – potrà continuare a pagarne le conseguenze. Rigorosamente.
Eurodepressione
Vertice dopo vertice, l’Europa si stringe in una morsa di austerity in risposta alla crisi dell’euro. Si tratta di un rimedio sbagliato che parte da una diagnosi priva di fondamento. Ne parlo in un articolo che ho pubblicato su Economia Web. Lo trovate qui.
P.S. del 23 dicembre: per fortuna che c’è la Bbc. Con un po’ di grafici semplici e ben fatti è riuscita a spiegare meglio di chiunque altro perché la medicina che i paesi periferici dell’Eurozona (tra cui l’Italia) stanno assumendo a dosi massicce rischia di essere peggiore del male. Guardate qui.